You’ll never walk alone


 

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Direttamente dalle colonne del Numero Uno della rivista Fever Pitch, il nostro tributo ad uno dei simboli assoluti del calcio inglese, l’immenso e struggente inno You’ll never walk alone. In ‘esclusiva’ per i lettori del sito, ecco la versione integrale del pezzo.
E’ qualcosa di più di un semplice coro da stadio, è ormai divenuto uno dei simboli più evocativi della cultura e dello stile dei tifosi d’oltremanica. Le sue origini, mai del tutto chiarite, sembrano risalire a una vecchia canzone dei marinai irlandesi emigrati in gran numero a Liverpool all’inizio del secolo scorso. A livello ‘ufficiale’, però, YNWA vede la luce nel 1945, scritta da Rodgers e Hammerstein per il musical Carousel. Per ‘contestualizzare’ il testo, va detto che nello spettacolo la canzone è cantata sulla morte del protagonista, per dare coraggio alla disperata vedova, per di più in attesa di un figlio. Dunque una canzone con due anime: da un lato il sostegno e l’incoraggiamento in una situazione di difficoltà, dall’altro il cordoglio per un lutto. E’ chiaramente la prima a fare breccia nel cuore dei tifosi, ma la seconda tornerà prepotente quando diventerà la struggente colonna sonora di tanti addii e commemorazioni.

La ‘seconda vita’ di YNWA inizia quasi per caso nel 1963, quando il celebre gruppo beat dei Gerry & the Pacemakers (esponenti di quel Mersey Sound da cui usciranno anche i Beatles) la interpreta in un ’singolo’ che schizza in vetta alla hit parade per diverse settimane. I tifosi assiepati nella Kop iniziano a canticchiarla come tutte le hit dell’epoca, mandate in onda dal dj di Anfield prima di ogni partita. Solo che YNWA continua a risuonare in quell’inverno del 1963, anche quando esce dalla hit parade, e settimana dopo settimana si trasforma in qualcosa di diverso, un incitamento ai propri beniamini, un canto per i propri colori. Secondo un’altra versione, fu addirittura Bill Shankly a scegliere la canzone come nuovo inno ufficiale del club, dopo che Gerry Marsden (leader dei Pacemakers) gliela aveva presentata in anteprima nell’estate del 1963. Sta di fatto che ci sono immagini del 1964 che attestano come la Kop canti YNWA a mò di incitamento, e nel 1965 durante un Match of the Day che riprendeva Liverpool-Leeds, il commentatore Kenneth Wolstenholme sottolinea con ammirazione l’impressionante impatto sonoro dell’inno che si alza dalle terraces di Anfield. Altra storiella legata a YNWA è quella sui Beatles, che dovendo scegliere un brano per il loro singolo d’esordio ’scartarono’ proprio quello, considerandolo troppo «shuffle music» e preferendogli ‘Please please me’. Non meno curioso è che mentre YNWA si imponeva come il primo vero canto da stadio (e cominciava a sentirsi anche a Glasgow, Edinburgo, Rotterdam, Twente), diventava una ‘cover’ con cui si misuravano tantissimi interpreti ‘nobili’, da Frank Sinatra a Jody Garland, passando per Doris Day ed Elvis Presley, confermando di essere una combinazione di suoni e parole davvero unica.

Nella versione ‘calcistica’, da quel 1963 ha contraddistinto indelebilmente la tifoseria del Liverpool, nella buona e nella cattiva sorte. Perché il Liverpool degli anni ’60, ’70 e ’80 è quello vincente di Shankly, Paisley e Dalglish, ma anche quello dell’Heysel e di Hillsborough. E proprio la tragedia del 1989, quel maledetto pomeriggio di Sheffield che si portò via una messe di vite e l’innocenza (residua) del calcio inglese, conferì a YNWA una connotazione malinconia e quasi ‘liturgica’ che ancora oggi è forte ad ogni esecuzione. Alzi infatti la mano chi, di fronte alla Kop che canta con le sciarpe levate al vento, non libera ogni volta un pensiero a quei caduti, ed alla lapide che li ricorda ad Anfield, con epitaffio proprio ‘You’ll never walk alone’…
Dopo Hillsborough niente fu più uguale, nemmeno la Kop originaria, quella fatta di terraces che spaventa al solo rivederla nelle immagini d’epoca, enorme e gremita oltre l’inverosimile. Quella Kop è stata demolita per far posto ad un’altra tribuna con i seggiolini numerati, da dove però continuano a levarsi puntualmente le note di You’ll never walk alone, e sono sempre brividi veri, come se la ’modernizzazione’, che tutto ha sfumato e attenuato, non sia riuscita a scalfire la potenza emotiva di un inno quasi cinquantennale.

In realtà, secondo alcuni, in anni recenti YNWA è diventato anche una specie di segno distintivo all’interno della ormai ’globalizzata’ tifoseria dei Reds. Quelli che lo cantano sempre, insieme ad un altro canto altrettanto storico (Pour Tommy Scouser), si considerano ’veri’ Scousers: sono i nativi della città, i tifosi più autentici, portatori di uno spirito orgoglioso e irruente tipico di Liverpool. E’ gente che arriva a ’snobbare’ la nazionale inglese perché la considera una cosa che riguarda soltanto l’Inghilterra del sud, quella con i soldi, quella dei Cockneys. Gli Scousers sono i figli dei lavoratori dei docks del porto, a maggioranza irlandese, vittime di una crisi economica che si rinnova periodicamente, lasciando sfracelli sociali che solo la fede sportiva riesce in qualche modo a ricomporre. Sono quelli che beneficiano del welfare per tirare avanti, quelli che un tempo si definivano la ’working class’ e che nell’industriale e portuale Liverpool hanno sempre rappresentato la base della tifoseria ‘rossa’. A questi ‘die hard’ non piace granchè un altro ’tipo’ di tifoso del Liverpool, quello che viene da fuori, che magari tifa Liverpool in modo genuino, ma non è nato in riva alla Mersey. Fans dei Reds per scelta, non per nascita, legati alla squadra dalla tradizione, dai risultati o dal fascino del merchandising, e considerati dagli Scousers alla stregua di ‘intrusi’, nonché usurpatori di biglietti per le trasferte (dato che spesso si tratta di persone con maggiori disponibilità finanziarie). E poi ci sono i ‘ricchi’ di Liverpool, quelli che (semplificando molto) tifano Everton, gli odiati rivali cittadini dei Toffeemen.
Per gli Scousers autentici, quindi, cantare YNWA è anche un’affermazione di identità e di distinzione forte, quasi la rivendicazione dello spirito più intimo di una città che negli anni ‘60 (quando il coro entrò ad Anfield) trainava il Regno Unito con le sue attività economiche e le sue avanguardie culturali. Ecco perchè You’ll never walk alone continua nonostante tutto a rimbombare nel vecchio stadio di Anfield Road, segnato dal tempo, destinato irrimediabilmente ad un prossimo pensionamento, eppure uno dei simboli più autentici della città, luogo di venerazione da parte di chi lo abita settimanalmente e di ammirazione degli appassionati di tutto il mondo.
Al punto che in ogni angolo di Europa ci sono tifoserie che hanno provato ad adottare (e adattare) YNWA, come fosse uno status symbol da imitare. Tralasciando le (spesso) patetiche interpretazioni ‘latine’ (in Italia andò molto di moda negli anni ‘90), merita una menzione quella dei tifosi del Dortmund. Encomiabili nel loro gremire costantemente gli oltre 80.000 posti dello stadio di casa, riescono a ricreare un’atmosfera suggestiva, seppure lontanissima dall’originale. E poi ci sono i tifosi del Celtic di Glasgow, legati a quelli del Liverpool da una antica e comune radice ‘irlandese’, e quindi in qualche modo ‘legittimati’ ad intonare YNWA. E quando il Celtic Park accoglie le squadre in campo fra le note di YNWA e un oceano di sciarpe bianco verdi, i brividi sono assicurati. Non per niente uno dei momenti ‘di tifo’ più intensi in assoluto è stato il doppio confronto di Coppa Uefa del 2003 fra Reds e Bhoys. Tanto all’andata che al ritorno le due tifoserie (storicamente amiche) hanno intonato ad una voce You’ll never walk alone, creando una magia davvero indimenticabile e quasi irripetibile. Una magia che questo inno si porta dentro da decenni, pronta a liberarsi ogni volta che la Kop leva le sciarpe per intonare ’When you walk through a storm…’

 

G.Mallano per il magazine FEVER PITCH N.1

 

 

Christian Cesarini

Christian Cesarini

Grande esperto di Calcio Inglese e autore di due Best Seller: English Football Days e Swinging Football
Christian Cesarini

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