Matt Le Tissier: local hero


 

sfcarsenal lastPer raccontare Matt Le Tissier basterebbe citare le parole di un giocatore ancora in attività, pilastro di una delle squadre più forti degli ultimi decenni. Parliamo dello spagnolo e campione del mondo Xavi Hernandez, che tempo fa, sulle pagine del Sun, rilasciò un’intervista in cui confessò che, quando era ancora un bambino con il sogno di diventare un grande calciatore, amasse alla follia il genio calcistico di Le Tissier.

‘’…Vidi in tv degli highlights con i goals più belli di Le Tissier…Rimasi senza parole: straordinario, classe pura…Il suo talento era fuori dalla norma, poteva dribblare sette, otto giocatori senza neanche accelerare…Un genio! Un mago! Per me era eccezionale.” (Xavi).

Matthew Paul Le Tissier nasce il 14 ottobre 1968 ad una cinquantina di km dalla Normandia, e precisamente a Saint Peter Port, capitale di Guernsey, un’isola del Canale della Manica situata davanti al golfo di Saint-Malo.

Nell’isola molto vicina alla Francia, che durante il medioevo fu ripetutamente occupata dai francesi (da qui probabilmente l’origine del cognome francese del nostro), e che fu conquistata nel 1096 dall’Inghilterra. Non a caso Elisabetta II viene salutata qui come Duchessa di Normandia. il piccolo ma sveglio Matt gioca a calcio fin da giovanissimo, con la maglia di un piccolo club locale, il Vale Recreation, rivelandosi presto un possibile futuro talento. Leggenda narra che già all’età di circa undici anni Matthew si divertisse a beffare i suoi occasionali avversari con realizzazioni direttamente da calcio d’angolo, mettendo in mostra, con irriverenza, un’eccezionale precisione nel tiro. Notato da alcuni osservatori locali, alla fine del 1984 fu convocato per alcuni trials (provini della durata di alcune settimane) indetti dall’allora quotato club di Second Division Oxford United. Matt però fu scartato senza appelli con il classico: ‘’…sei bravo, ma non hai il fisico adatto al professionismo’’. Già all’epoca, il ragazzino di Saint Peter Port portava in dote quel grasso corporeo in eccesso che accompagnerà, suo malgrado, una parte della sua carriera da footballer.

Nonostante la delusione per la bocciatura, Matthew continuò a collezionare reti dalla bandiera dei corners e a far parlare di se, e poco tempo dopo un’altra squadra lo convocò per un provino, stavolta tesserandolo. Quel club era il Southampton, che per i successivi diciassette anni divenne per Matt una vera e propria famiglia, al quale si legherà fedelmente per tutta la carriera da professionista. Era il maggio del 1985 e il futuro ‘Le God’ non aveva ancora compiuto diciotto anni.

Il tesseramento e le leggi particolari dell’isola di nascita (bailato autonomo dipendente dalla corona britannica), permise a Le Tissier di scegliere a quale associazione calcistica far riferimento, ovvero in quale selezione nazionale avrebbe potuto giocare se un giorno fosse entrato nell’elite dei più bravi. Si racconta che inizialmente il giovane Matt scelse la Scozia, ‘ripiegando’ poi, forse su suggerimento di un dirigente del Southampton, per la maglia dei Three Lions (Di recente però questo retroscena è stato smentito ufficialmente sia dalla Federazione Scozzese, sia dallo stesso Le Tissier).

Ebbe così inizio la grande avventura di Matt con la maglia dei Saints, spesso identificati dagli sportivi proprio nella figura di Le Tissier. Una storia poetica lunga ben diciassette anni (1985 – 2002), durante il quale indossa la maglia biancorossa a strisce verticali ben 540 volte, mettendo a segno la bellezza di 209 reti. Alcune di queste entrate di diritto nella letteratura calcistica, soprattutto quelle realizzate tra il 1993 e il 1995, stagioni in cui Le God realizza da trequartista (e con accanto compagni non certo di prima fascia) la bellezza di quarantacinque reti complessive in Premier League (55 comprese Fa Cup e League Cup). Una su tutte è la rappresentazione del genio calcistico di Le Tissier: il morbidissimo pallonetto contro il Blackburn Rovers, celebrato ad unanimità gol dell’anno 1994.

Passando dalle giovanili alla prima squadra Le Tissier ci mette poco a diventare il leader ‘tecnico’ della squadra; un ruolo certificato già nella stagione 1989/90, quando ‘il ragazzo dell’isola’ segna venti reti e vince il premio come miglior giovane della First Division. Matt entra ovviamente nelle mirino dei clubs più facoltosi e blasonati. A suon di offerte principesche Liverpool, Manchester United, Chelsea, Newcastle, Arsenal e Milan si contendono il genio di Matt; finisce che l’agguerrita asta la vince, a sorpresa, il Tottenham Hotspurs, con il quale il number seven del Southampton firma un suntuoso contratto. Un accordo però stracciato in fretta e furia dallo stesso Le Tissier, con la scusa, poco credibile, dello scarso gradimento della ragazza a trasferirsi nella tentacolare Londra…Troppo forte il richiamo dei Saints e poca voglia di entrare in un meccanismo da top player, fatto di continui viaggi, stress ed allenamenti massacranti. La poesia ma anche il grande limite di Matt, che proprio per la nomea (non certamente falsa) di assiduo frequentatore di pubs (ed allibratori), poco incline al sacrificio e all’attenzione psico-fisica-alimentare, riuscirà a collezionare solamente otto caps con la maglia della Nazionale Inglese, inclusa la clamorosa e rumorosa esclusione dai mondiali francesi del 1998. Quelli in cui i Three Lions furono eliminati ai rigori dall’odiata Argentina, dopo un errore del mediano David Batty, uno che al cecchino Le Tissier (48 rigori segnati su 49 tirati – unico errore datato 24 marzo 1993 contro il Nottingham Forest), poteva al massimo recuperare e poi consegnare il pallone…

Un amore quello tra il Southampton e Le Tissier che durerà fino al 2002, costellato di finte, assist, dribbling, goals d’autore, tanti da far diventare Le God il primo centrocampista a segnare cento reti in Premier League e a classificarlo ai posteri come il più brasiliano dei calciatori inglesi. Così apprezzato e celebre tra gli appassionati da ricevere anche il tributo della compagnia low cost inglese Flybe, che recentemente, dopo aver omaggiato grandi del passato come George Best e Kevin Keegan, ha rinominato (vedi foto) uno dei suoi aeromobili civili, omaggiando l’icona Le Tissier.

Una storia quella di Le God senza dubbio d’altri tempi, praticamente impossibile da ripetersi nell’attuale era del calcio globalizzato, dove i calciatori baciano una maglia e qualche mese più tardi sono pronti a sposarne candidamente un’altra…

Le God smette di segnare il 19 Maggio 2001. Si gioca Southampton – Arsenal, ma non è una partita qualunque. E’ il giorno in cui chiude i battenti il leggendario stadio The Dell, è il giorno in cui Le Tissier regala al 89°minuto l’ultima perla ai suoi tifosi, giunti per un’ultima volta a Milton Road: volèe di rara precisione e potenza, con palla all’incrocio e gol-partita, Santi 3 – Cannonieri 2. E’ il giorno in cui ‘Le God’ chiude un’era, anzi due.

Oggi Matt Le Tissier ha 43 anni, vive tra Southampton (dove ha aperto un negozio) e la sua città natale (Saint Peter Port), gioca a golf ed è commentatore di Sky Sports dove ogni sabato, nel programma Soccer Saturday, dispensa pronostici (spesso indovinando!) che sono diventati tra gli appassionati di scommesse vero e proprio oggetto di culto.

Di Chris Cesarini

Pubblicato sul magazine Fever Pitch

Christian Cesarini

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Grande esperto di Calcio Inglese e autore di due Best Seller: English Football Days e Swinging Football
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