Craven Cottage


cravencottage.jpgCraven Cottage. Più che la denominazione di uno stadio sembra quella di una residenza di campagna. In effetti lo storico impianto del Fulham deve il suo nome così particolare proprio ad un… cottage!

È infatti la deliziosa, romantica e, se vogliamo, un po’ anacronistica costruzione posta nell’angolo tra la Putney End e la Stevenage Road Stand, ora rinominata Johnny Hayes Stand in onore dell’ex giocatore scomparso nel 2005, a rendere unico uno degli stadi più amati della capitale inglese. In realtà il cottage originale, commissionato dal barone Craven nel 1780, non esiste più, sostituito dal grande architetto scozzese Archibald Leitch con quello attuale. Il progetto originale risale addirittura alla fine del Diciannovesimo secolo (1894), anche se una buona parte dei lavori di completamento fu realizzata intorno al 1905. Ora di quella struttura rimane solo la Stevenage Road/Johnny Hayes Stand, un gioiello ufficialmente inserito nella lista delle opere da preservare. Gli elementi classici dell’opera di Leitch ci sono tutti: la calda accoglienza dell’esterno con la facciata in mattoncini rossi, i seggiolini in legno malinconicamente retrò, i piloni di supporto che sì, danno fastidio ma come ricordano i bei tempi andati, e poi la struttura a grata sovrastata dall’insegna con il nome del club.
 
Per spiegare il perché di tanta passione e affetto per questo mitico stadio basta ricordare che a pochi metri dall’altra tribuna centrale, la Riverside Stand, c’è il Tamigi e che la zona in cui si trova il Craven Cottage è immersa nel verde del Bishop’s Park ed è una delle più incantevoli dell’intera periferia londinese. Se poi ci si trova nei paraggi un sabato di inizio primavera, si può essere così fortunati da assistere alla partenza della boat race, la tradizionale gara di canottaggio tra gli armi delle università di Cambridge e Oxford. La sfida, infatti, prende il via da Putney Bridge, distante pochi passi dall’impianto del Fulham.

Eppure lo stesso Craven Cottage ha rischiato più volte di sparire, addirittura qualche mese prima della sua inaugurazione. A questo punto della storia entrano in ballo due spregiudicati imprenditori dell’epoca, che rispondono ai nomi di Gus Mears e Henry Norris. Il primo possedeva il terreno, ben collegato con la metropolitana e la linea ferroviaria, dove sarebbe sorto lo Stamford Bridge, però non aveva una squadra (particolare non esattamente trascurabile: il Chelsea non esisteva ancora), mentre il secondo, presidente dei Cottagers e quindi già a pieno diritto nel firmamento calcistico inglese, aveva solo in affitto l’appezzamento dove Leitch stava iniziando a lavorare sul futuro stadio del Fulham. Ad un certo punto l’idea era di spostare lo storico club bianconero qualche chilometro più a nord, nei possedimenti di Mears, al grido di “l’unione fa la forza”. Tuttavia alla fine non se ne fece nulla. Il Fulham rimase dov’era, isolato e con un bacino di tifosi ridotto rispetto agli altri grandi team londinesi. Mears fondò un nuovo club: il Chelsea F.C. Facile dirlo ora, però Norris fu ben poco lungimirante.

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, invece, una serie di difficoltà finanziarie porterà il Fulham sull’orlo del baratro, con la concreta possibilità che il terreno su cui sorgeva lo stadio fosse venduto per dar vita ad una fruttuosa speculazione immobiliare. La sopravvivenza del club e la permanenza al Cottage fu garantita solo grazie alla massiccia mobilitazione dei tifosi, capitanati da Jimmy Hill, ex giocatore dei Cottagers e commentatore del calcio inglese nella trasmissione della BBC Match of the Day. Di recente si è di nuovo ipotizzato l’abbandono dell’impianto attuale, questa volta però in circostanze ben diverse. Dopo anni di vacche magre e di scialbe prestazioni nelle divisioni minori, l’avvento del miliardario egiziano Mohammed Al Fayed aveva portato al Fulham una nuova linfa vitale. Nel 2001 la svolta, con il trionfale approdo in Premiership, guidati da francese Jean Tigana. Peccato che all’epoca ben due tribune dello stadio, la Putney End e la Hammersmith End, prevedessero solo posti in piedi, motivo per cui il Craven Cottage non si conformava alle rigide disposizioni del Taylor Report. Allora al club di Al Fayed non rimase che giocare il suo primo anno di Premier al Cottage sfruttando il periodo di grazia di 12 mesi, per poi trovare una soluzione alternativa.

L’idea iniziale era buttare giù il Craven Cottage e costruire da capo un nuovo stadio capace di 30mila posti, chiaramente tutti a sedere. Intanto giocatori e tifosi furono costretti a trasferirsi per due stagioni al Loftus Road, la casa dei rivali cittadini del Queen’s Park Rangers. I costi eccessivi legati alla realizzazione del nuovo impianto e soprattutto la fiera opposizione dei residenti locali, impegnatisi in una serie infinita di ricorsi contro il progetto, alla fine hanno portato ad un risultato insperato: la salvezza del Craven Cottage. Al Fayed si è reso conto che era molto più economico e pratico riempire di seggiolini ed ammodernare la Putney End e la Hammersmith End, fissando la capienza a 22mila posti (che con ulteriori lavori ora in programma potrebbe salire a 26mila). Dall’agosto del 2004 il Cottage ospita di nuovo sul suo balcone un gruppetto di tifosi. Chissà per quanto tempo ancora.

di Luca Manes (articolo tratto da Goal.com)
Christian Cesarini

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Grande esperto di Calcio Inglese e autore di due Best Seller: English Football Days e Swinging Football
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