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Perchè, calcisticamente parlando, Arsenal e Tottenham si odiano?
Il primo incontro tra le due squadre non fu esattamente un North-London
derby, dal momento che l’Arsenal non aveva nessun legame con la parte
settentrionale della metropoli inglese. Anzi, per dirla tutta, aveva la
sua base operativa a sud del Tamigi, nei pressi dell’arsenale reale di
Woolwich (tanto che tra il 1891 e il 1914 la denominazione ufficiale fu
appunto Woolwich Arsenal). La sfida fu sospesa per scarsa visibilità con
gli Spurs in vantaggio, ma visto il carattere amichevole dell’incontro e
la fase embrionale che viveva il football – stiamo parlando di un
episodio accaduto in piena età vittoriana, nel 1887 – le cronache
dell’epoca non segnalano polemiche degne di nota, ma solo tanto fair
play. I rapporti tra i due club, però, sarebbero cambiati radicalmente
nell’arco di pochi decenni.
L’uomo della svolta rispondeva al
nome di Henry Norris. Politico di rango, imprenditore immobiliare senza
scrupoli e massone convinto, il nostro nel 1910 rilevò un club
agonizzante, anche a causa dell’infelice posizionamento geografico – in
quegli anni ci voleva tanto per raggiungere lo stadio dei Gunners. Dopo
un tentativo, fallito, di fondere Arsenal e Fulham – team di Second
Division sempre di proprietà di Norris – il presidentissimo pescò il
jolly: un sito perfetto per la costruzione del nuovo stradio, in una
zona popolosa e ben collegata da metropolitana e autobus. Il trasloco a
Highbury, a due passi dalla fermata della Piccadilly Line di Gillespie
Road – poi ribattezzata Arsenal per volere del grande allenatore Herbert
Chapman – avvenne con la squadra male in arnese e precipitata con
ignominia in Second Division. Il Tottenham si ritrovava un club
professionistico a poche miglia dalla sua sede, e non a caso si oppose
in tutti i modi al trasferimento. Tra mille difficoltà dovute allo
scoppio della Prima Guerra Mondiale, la stagione 1914-15 si chiuse con
dei pessimi risultati per entrambe le compagini del Nord di Londra:
Spurs ultimi in First Division, Arsenal solo quinti in Second Division.
Alla cessazione delle ostilità, però, arrivò la notizia dell’ampliamento
della massima divisione da 20 a 22 squadre. Al White Hart Lane
stapparono lo champagne, pensando così di rimanere nell’elite del calcio
inglese, visto che per precedenti “allargamenti” si erano sempre
abbonate le retrocessioni.
Non avevano fatto i conti con Norris.
Quando, nel marzo 1919, si tenne la riunione per rimodellare la First
Division, il presidente della Lega John McKenna perorò la causa
dell’Arsenal, sottolineando come avesse una maggiore “anzianità di
servizio” nel calcio professionistico rispetto al Tottenham. Peccato
che, scorrendo la classifica della Second Division di quattro anni
prima, sopra ai Gunners ci fosse il Wolverhampton, membro fondatore
della Lega. Una scusa bella e buona, quella addotta da McKenna? Pare
proprio di sì, anche perché ormai è risaputo della sua intima amicizia
con Norris e della loro comune appartenenza alla principale loggia
massonica britannica, mentre non si è mai fatta completamente chiarezza
su un possibile caso di una partita addomesticata tra Manchester United e
Liverpool sempre nella fatidica stagione 1914-15 e di come lo stesso
Norris abbia approfittato dell’episodio per il suo tornaconto personale.
Fatto sta che l’espediente funzionò e la maggioranza dei presidenti
della First Division votò per l’Arsenal e contro il Tottenham. Gli Spurs
ci misero poco a risollevarsi, ma quella mossa machiavellica del deus
ex machina dei Gunners brucia ancora ai tifosi bianco blu, specialmente
in un Paese dove la storia e la tradizione di un club calcistico sono
questioni tenute nella massima considerazione.
di Luca Manes (ukfooty blog)
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