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Fonti vicine a George, tra cui un compagno di squadra che gli ha parlato prima che lui, il grande intrattenitore entrasse in coma, raccontano che quella foto, quello slogan è stata in pratica un’estorsione. George non avrebbe detto non morite come me ma piuttosto rifarei tutto, me la sono goduta questa vita e rifarei tutto. La stampa ha glissato, preferendo la versione politically correct. Forse non sapremo mai la verità ma in fondo poco importa. Una delle sue ultime interviste è l’essenza del suo pensiero. Quel ragazzo dagli occhi azzurri nato nel 1946, figlio del boom demografico del dopo guerra, diceva che gli mancavano i giorni di gloria, come succede ad ogni ex calciatore. A chi gli ricordava che lui aveva fatto la storia dello sport più famoso del mondo lui rispondeva così: <<” Boh, la storia... Io ho sempre giocato per piacere, per divertire me stesso e i miei fan". Quando ho iniziato io, l'Inghilterra era fantastica. Si cominciavano a portare i capelli lunghi, la musica era favolosa, la moda era meravigliosa e anche il calcio britannico non era male. Vincevamo le coppe europee e ogni anno una squadra diversa vinceva il campionato. Oggi invece solo lo United, Chelsea e Arsenal. Che noia..."
Non si giocava con gli orecchini, i capelli colorati, i tatuaggi sui polpacci. Io, Di Stefano, Pelè, i miei amici dello United facevamo divertire la gente. Allora il calcio era divertimento... Penso che si dovrebbe sempre scendere in campo sorridendo ed è quello che facevo io. Oggi invece è tutto troppo maledettamente serio, perché ci sono troppi soldi, perché se perdi è la fine del mondo. E ti dico che se tornassi in campo oggi, rifarei tutto allo stesso modo, giocherei per far divertire il pubblico, e basta". Questo era l’altro Best, un “ragazzo” che appena metteva piede in uno stadio, scaldava i cuori della gente.
Chris C.
articolo pubblicato sul num 19 della fanzine Football Please Uk
e su http://www.storiedicalcio.altervista.org/best_george.html
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