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Tutto ebbe inizio una
calda sera di fine primavera del 1982. Era il 26 maggio e 46 giorni dopo gli
azzurri di Bearzot superarono per 3
a 1 la Germania Ovest
salendo sul tetto del mondo. Quel 26 maggio 1982 ero davanti alla televisione
con mio padre e ci apprestavamo a guardare insieme la finale di quella che una
volta era la Coppa
dei Campioni. In campo c’erano due squadre: una dal nome altisonante: Bayern
Monaco, all’epoca già vincitrice di 3 coppe dei campioni ( peraltro
consecutive), una coppa intercontinentale ed una coppa delle coppe. L’altra
l’Aston Villa di Birmingham, squadra inglese alla sua prima apparizione nella
massima competizione europea e mai vincitrice di nessun trofeo in ambito
continentale. Confesso di non aver mai provato grossa simpatia per i tedeschi,
e a testimonianza di ciò non la provai neanche nel 1990 quando tutta Italia o
quasi, tifava per i teutonici nella finalissima del mondiale delle notti
magiche. Nel 1982 avevo 9 anni e l’anno successivo avrei iniziato a giocare a
calcio nella squadra dilettantistica della mia città. Quella sera il mio cuore
si aprì con tutto il suo calore al football d’oltremanica e quel fuoco,
nonostante siano passati 25 anni, non si è mai spento, né mai si è affievolito.
Contro ogni pronostico
scelsi di tifare Aston Villa. Ascoltavo i cori dei tifosi inglesi al seguito
che segnarono le mie preferenze calcistiche per sempre. Mio padre diceva che la
partita non era affatto bella, priva di grosse emozioni, a tratti noiosa. Ma al
67° minuto un certo Tony Morley, maglia bianca n°11, entrò in area tedesca sul
vertice dell’area sinistra, mise in mezzo un pallone teso, rasoterra, che
raggiunse un certo Peter Withe, maglia n°9, che senza troppa eleganza non si fece pregare e con un piattone destro
la buttò dentro finendo ad esultare sulla rete violata. La partita finì 1 a 0 per gli inglesi, ma non
fu nè la vittoria storica, né il giro di campo con la grande coppa dalle grandi
orecchie a folgorarmi; io presi la mia decisione di diventare un “english
football crazy” in quel 67minuto e se anche i tedeschi avessero avuto la forza
di pareggiare prima e ribaltare il risultato dopo io avevo già deciso che
quella inglese sarebbe stata la mia lingua pallonara e che quel
“Yeessssss…” esploso nella curva dei supporters di sua Maestà avrebbe
accompagnato il resto della mia vita da malato di football.
Chris C.
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