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Tre giorni dopo sarebbero scoccati esattamente 17 anni dall'ultimo successo...era infatti il 1° maggio 1957, e in una indimenticabile serata ad Highbury i Gunners conquistavano un soffertissimo titolo battendo 3-2 il Burnley. Da allora il buio, un'intera generazione di tifosi cresciuti nel ricordo delle sempre più lontane imprese degli anni '30 e '50 e l'ingombrante fantasma del mitico Herbert Chapman ad incombere anche fisicamente dalla statua posta all'entrata delle Marble Halls di Highbury. Una maledizione, questa è la spiegazione che comincia a farsi strada fra i Gunners...assenti dalla lotta per il titolo, mai nemmeno in semifinale di FA Cup, beffati perfino in Coppa di Lega, due finali consecutive nel '68 e nel '69 ed altrettante sconfitte per mano di Leeds e Swindon Town, Terza Divisione...
Sconfitta incredibile, quest'ultima, egregiamente raccontata da Nick
Hornby nel suo Fever Pitch come uno di quei momenti in cui il calcio
diventa mistero, in cui vincere appare impossibile e anche il più
illuso dei tifosi quasi smette di crederci. I giornali derisero per
giorni la clamorosa sconfitta, arrivando addirittura ad etichettare
l'Arsenal come 'la vergogna di Londra'. Eppure proprio dalle ceneri di
quella giornata (purtroppo) memorabile nascerà uno spirito nuovo e
vincente.
Non che l'inizio della stagione '69/'70 autorizzi particolari sogni di
riscossa: inchiodati a metà classifica in First Division, eliminati da
FA Cup e Coppa di Lega al terzo turno, l'unica speranza di gloria per i
Gunners resta la Coppa delle Fiere...obiettivo difficile, visto che in
Europa l'Arsenal non ha una grande tradizione. L'avventura inizia in
settembre contro il Glentoran, modesta squadra nordirlandese eliminata
con un facile 3-1 in aggregato. Il doppio confronto rileva solo per
l'espulsione di un giovanissimo Charlie George nella gara di ritorno e
per l'esordio con la maglia dei Gunners di Ray Kennedy.
Anche il secondo turno, contro i portoghesi dello Sporting Lisbona, è
superato di slancio, come testimonia il 3-0 aggregato. Più sofferto il
passaggio del 3° turno, avversari i francesi del Rouen. Dopo lo 0-0
strappato in trasferta, l'Arsenal la spunta nel ritorno solo grazie ad
un gol di Sammels nei minuti finali. I Gunners approdano così ai quarti
di finale, dove un sorteggio clemente li oppone ai rumeni della Dinamo
Bacau. Nei fatti l'ostacolo si rivela inconsistente, e il 2-0
conquistato in Romania è seguito dal sonoro 7-1 di Highbury. L'Arsenal
è in semifinale, in compagnia però di avversari formidabili:
l'Anderlecht, giustiziere nei quarti del Newcastle detentore del
trofeo, l'Inter, dominatrice del calcio europeo degli anni '60 e
soprattutto l'Ajax di Cruyff e Krol, finalista di Coppa dei Campioni
nel '69 e destinato a vincere il trofeo nelle tre stagioni successive.
La sorte decide proprio per i lancieri, andata ad Highbury l'8 aprile
1970.
Per il manager Bertie Mee è una serata cruciale. Fisioterapista dei
Gunners dai primi anni '60, Mee era stato scelto a sorpresa per
succedere nel 1966 al dimissionario Billy Wright. Senza alcuna
esperienza precedente da manager, Mee aveva puntato soprattutto sugli
aspetti caratteriali e organizzativi, forte dell'esperienza maturata
nell'esercito. Al suo fianco per gli aspetti più strettamente tattici
c'è Don Howe, già terzino dei Gunners.
A disposizione del manager un gruppo che, come sempre accade, sarà
rivalutato e reso quasi leggendario dalle vittorie ottenute. A partire
da Bob Wilson, il portiere-maestro di scuola arrivato dal Leicester nel
1963, titolare solo dal 1968. Davanti a lui un reparto difensivo
formidabile e quasi impenetrabile, con McNab ( per lui anche 4 presenze
con la nazionale inglese) e il 'ruvido' Storey sulle fasce e la coppia
Simpson (prodotto del vivaio dei Gunners) - McLintock al centro.
Nazionale scozzese, McLintock è capitano e leader indiscusso della
squadra, ma è perseguitato dalla sinistra reputazione di
'porta-sfortuna', avendo già perso due finali di FA Cup contro il
Leicester e due di Coppa di Lega con l'Arsenal. A centrocampo il
fosforo di George Graham, acquistato dal Chelsea nel 1966, si mescola
con il talento del 19enne Kelly e il carisma di George Armstrong,
veterano di Highbury ed ala di grande continuità. Completano il reparto
Sammels, mai troppo amato dai tifosi nonostante un buon contributo alla
causa e Marinello, 19enne acquistato dall'Hibernian per la cifra-record
di 100.000 sterline ed arrivato ad Highbury con l'etichetta di 'nuovo
Best', anche se poi deluderà le aspettative sul suo conto. In attacco
John Radford, secondo molti sottovalutato rispetto al suo enorme
contributo offensivo. Forte di testa e fisicamente, abile nell'aprire
spazi per i compagni, Radford non segnerà mai più di 15 gol a stagione,
pur essendo un punto di riferimento costante per la manovra. Con lui
due giovanissimi talenti destinati a lasciare il segno nella storia del
club, Charlie George e Ray Kennedy. Londinese il primo, north-eastern
il secondo, entrambi accenderanno la fantasia di Highbury con le loro
giocate, irrompendo sulla scena proprio nella stagione '69/'70.
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