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Arsenal 1970, finalmente Gunners |
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Ed è proprio George ad aprire le ostilità contro l'Ajax, realizzando
con un preciso rasoterra allo scoccare del quarto d'ora. L'Ajax non si
scompone, e prosegue nella sua tattica rinunciataria, evidentemente
convinto di poter agevolmente ribaltare il risultato ad Amsterdam. Il
progetto sembra riuscire fino agli ultimi minuti, quando prima Sammels
e poi Graham su rigore fissano il punteggio sul 3-0, facendo dei
Gunners i favoriti per la qualificazione alla finale. L'entusiasmo è
alle stelle, d'improvviso l'ambiente comincia a credere di poter
arrivare fino in fondo, anche perchè la prestazione perfetta sciorinata
contro l'Ajax (secondo molti una delle migliori mai viste ad Highbury)
autorizza ambizioni e sogni. Nell'altro match l'Inter vince 1-0 sul
campo dell'Anderlecht e ipoteca a sua volta la qualificazione.
Il ritorno è affare più ostico, con l'Ajax proteso stabilmente in
avanti e la difesa dell'Arsenal ad affrontare la più difficile prova
stagionale. Nonostante il gol di Murhen al 17°, però, McLintock e
compagni reggono l'urto e salvano il prezioso vantaggio conquistato a
Londra. L'Arsenal è in finale, e contenderà il trofeo ai belgi
dell'Anderlecht, a sorpresa capaci di vincere 2-0 a San Siro contro
l'Inter ribaltando la sconfitta dell'andata.
Bertie Mee è fra i più felici dell'impresa, e dopo il match rivendica
con orgoglio gli enormi miglioramenti dei suoi durante la stagione.
'Siamo fiduciosi' conclude 'che avremo la Coppa delle Fiere da
festeggiare come premio per tutto il lavoro svolto'. L'entusiasmo di
Mee è contagioso, ed aumenta quando il sorteggio dà ai Gunners il
vantaggio di giocare in casa la gara di ritorno e l'eventuale bella
(prima dell'introduzione dei rigori risolutiva in caso di parità).
La gara di andata si disputa il 22 aprile al Parc Astrid di Bruxelles,
che Mee paragona al Loftus Road per la vicinanza del pubblico al
terreno di gioco. Un fattore che infiamma l'atmosfera, con 37.000 belgi
infuocati a sommergere il coraggioso supporto dei quasi 1.500 tifosi
giunti da Londra. Coraggiosamente, Mee e Howe decidono di giocare la
partita a viso aperto, puntando sulle debolezze di una difesa belga non
proprio imperforabile. Non hanno però fatto i conti con l'aggressività
dei padroni di casa e la velocità dei loro contrattacchi. Al minuto 25
l'Anderlecht passa: Nordhal pesca Devrindt, che in velocità salta
Simpson e insacca alla spalle di Wilson. Cinque minuti ed è 2-0:
Devrindt stavolta serve l'assist, e tocca all'imprendibile Mulder
realizzare con un tocco di prima. Come un pugile suonato l'Arsenal
tenta di riportarsi in avanti ma il trio offensivo Van Himst- Mulder -
Devrint continua ad affondare e solo la freddezza di Wilson contiene il
deficit. Il sogno sembrà tuttavia trasformarsi in un incubo al 77°,
quando l'ennesima giocata Devrindt-Mulder libera quest'ultimo, che non
sbaglia e porta l'Anderlecht sul 3-0. I Gunners sono storditi e all'80°
perdono anche George per una botta. Al suo posto entra il 19enne Ray
Kennedy, che diventa incredibilmente l'uomo della speranza. Dopo
nemmeno 5 minuti dal suo ingresso, Kennedy si libera sul secondo palo e
insacca di precisione un lungo cross di Armstrong. E' lo spiraglio che
rende la gara di ritorno ancora aperta, anche se la lezione di calcio
offensivo impartita dai belgi brucia nei commenti del dopo-partita e
smorza molti degli entusiasmi della vigilia.
Fra i più avviliti il captano McLintock, che davvero comincia a
sentirsi un porta-sfortuna. Negli spogliatoi cede ai nervi, facendo
volare tutto ciò che gli capita a tiro, ma nello stesso tempo promette
che ad Highbury non si faranno prigionieri. La rabbia quasi disperata
del capitano si mescola con l'autodifesa di Mee, che difende la scelta
di giocare la gara a viso aperto, riconoscendo al contempo la
superiorità mostrata dai belgi. Sui commenti molto incide il gol di
Kennedy, che lascia aperta la speranza della rimonta e porta Pierre
Sinibaldi, coach dell'Anderlecht, a predicare prudenza dalla sua
sponda, ormai convinta (Mulder in testa) di avere il trofeo a portata
di mano.
L'immediata vigilia del match è tuttavia agitata da una singolare
polemica 'disciplinare', la quale rischia tuttavia di avere un peso
rilevante sull'esito della contesa. Il comitato organizzatore si
riunisce e, prendendo atto che i club hanno già concordato data e luogo
per l'eventuale 'bella', dichiara inapplicabile l'alternativa regola
dei gol realizzati in trasferta. Per l'Arsenal è una brutta nuova,
anche perchè la regola è stata applicata in tutti i turni precedenti e
proprio l'Anderlecht ne ha beneficiato per eliminare Dumfermline e
Newcastle. La vivace protesta dei Gunners sortisce in extremis i suoi
effetti, e poche ore prima del calcio d'inizio il Comitato torna sui
suoi passi. Adesso l'Arsenal sa che anche un 2-0 basterebbe a
conquistare il trofeo, e con questo sprone ulteriore entra in campo
deciso a sfruttare la storica occasione. Mee sceglie Wilson in porta,
Storey, McNab, Kelly e McLintock in difesa, Simpson, Armstrong, Sammels
e Graham a centrocampo, George e Radford in attacco. Highbury ribolle
dell'entusiasmo di 51.612 spettatori, capaci di creare un'atmosfera che
diventa parte integrante dello spettacolo. Nel primo quarto di gara i
Gunners paiono tesi, mentre l'Anderlecht resta sulle sue in attesa di
spazi per ripartire. Al minuto 25 la gara si sblocca per merito di
Kelly, abile a ribadire in rete l'errato disimpegno di un corner.
L'Anderlecht sembra in procinto di crollare, messo all'angolo da un
Arsenal arrembante e da un Highbury ruggente. Il portiere Trappeniers
sventa però i tentativi più pericolosi, quelli di Graham e George, e
consente ai suoi di andare a riposo sullo 0-1. Il momento cruciale
arriva intorno al 60°: Nordhal coglie un clamoroso palo e Wilson sventa
miracolosamente una conclusione ravvicinata di Mulder, negando
all'Anderlecht il gol della sicurezza. E' il segnale della resa; dieci
minuti dopo Graham pesca perfettamente McNab che centra per Radford.
L'attaccante non sbaglia e fa 2-0; la coppa ora è dell'Arsenal, che
deve solo resistere per gli ultimi venti minuti. La sofferenza si
colora di estasi al 72°, quando Sammels trasforma in rete l'assist di
George. Ora l'Anderlecht deve segnare per allungare il match, e negli
ultimi minuti Van Himst, Mulder e Devrindt le provano tutte per
passare. La tensione è tale che sugli spalti si contano numerosi
malori, ma in campo i Gunners non perdono la testa e governati da un
McLintock sontuoso conducono in porto la storica impresa. Al fischio
finale le scene testimoniano un misto di entusiasmo, liberazione e
sollievo, come se il trofeo alzato da McLintock svegli il popolo dei
Gunners da un incubo durato 17 anni. Il più felice è proprio il
capitano, che ammette di essersi finalmente scrollato di dosso la
angosciosa sensazione di portare sfortuna. Con il senno di poi le due
chiose più appropriate al trionfo europeo sono quelle di Bertie Mee
('Adesso vogliamo vincere il campionato') e del Daily Mirror, che
commenta: 'Il risultato di ieri notte è la prova inoppugnabile che
l'Arsenal è entrato in una nuova era di grandezza'...Il Double del 1971
è dietro l'angolo, ma questa è un'altra storia...
Scritto da Giacomo Mallano, autore del libro London Rules 1970-71
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"When football was football and footballers were men..."
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