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ll Subbuteo non è un gioco: è molto di più. Un rito, un pezzo di
storia, un compagno fedele per generazioni di malati di calcio. Oggi è
scomparso, o quasi: è diventato un oggetto per collezionisti (fare un
giro su eBay per credere). Dopo lo straordinario boom degli anni
Settanta e Ottanta, ha perso la battaglia contro la tecnologia: il
mercato ha decretato il successo dei videogiochi. Ma chi oggi
impazzisce per Pro evolution soccer e non ha mai provato a dribblare un
avversario a colpi di indice, proprio non sa cosa si perde.
“ll Calcio in punta di dito” era tutta un’altra cosa. Tecnica e poesia
insieme. Meno realismo, certo: ma c’era l’anima, dentro. Sarà retorica,
ma forse è giusto cosi: il Subbuteo ha fatto il suo tempo, resta legato
a un calcio che non c’è più, fatto di maglie con i numeri da 1 a 11 senza sponsor e nomi. Oggi, il Subbuteo viene celebrato in un libro, “Vite in punta di dito”
(edizioni Boogaloo Publishing, 180 pagine, 15 euro): il curatore è Luca
Ferrato, nostalgico del panno verde come tutti gli autori e come il responsabile di oldbritishfootball che ha deciso di contribuire alla notorietà della "fatica letteraria" di Luca senza fini di lucro ma semplicemente perchè è un libro nostagicalmente imperdibile. E’ una
raccolta di racconti, testimonianze, divagazioni varie: tutte legate al
mito del Subbuteo, ai mille ricordi. Perchè
ll Subbuteo era un rito, prima che un gioco.
Per chi fosse interessato all'acquisto di Vite in punta di dito:
BLOG UFFICIALE DEL LIBRO
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