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Tony Book, the Maine man

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L'inglese è una lingua curiosa. Se "main" significa principale, più importante, "Maine" invece è il nome della celebre strada di Manchester che diede il nome a uno degli stadi più belli del Regno Unito: Maine Road, appunto! Ora, giocando sulla pronuncia identica dei due vocaboli, se c'è un atleta del nostro amato City che merita l'appellativo di Maine Man quello è solo il grande Tony Book! Nato a Bath, piacevole località termale del Somerset, nel 1934, Tony ebbe un'infanzia avventurosa. Al seguito del padre, militare di carriera in India, trascorse gli anni del conflitto mondiale laggiù per poi fare ritorno a casa a 11 anni. Non avendo molto trasporto per lo studio, fu obbligato da papà Book a dedicarsi al duro lavoro di muratore. Ma la sua passione per il calcio gli avrebbe cambiato la vita: fisico agile ma possente, dotato di un senso dell'anticipo e di una certa grazia nelle giocate, Tony non poteva che giocare right back, cioè terzino destro. Fino a 32 anni, però, la sua carriera procedette anonima sui campi della Southern Division: nulla di speciale, questo Book, per tutti tranne che per un certo Malcolm Allison. Di ritorno da una breve esperienza a Toronto, in Canada, fu il manager del Plymouth Argyle a restarne folgorato. Serietà, carattere leale, schivo fuori dal campo ma per nulla timido quando si trattava di lottare contro ogni tipo di ala sinistra, l'eterno sorriso da ragazzone stampato su un viso vissuto da vero British: Tony non poteva immaginare che l'incontro con Allison sarebbe stato così proficuo. Mettiamoci nei suoi panni: a 32 anni, nel pieno degli Anni Sessanta, un calciatore a quella età era considerato poco più che un ferro vecchio, e invece ... Invece arrivò per entrambi la chiamata su a Nord Est nel Lancashire: furono 8 stagioni indimenticabili, dal 1966 al 1974, con 244 presenze quasi consecutive per il Maine Man nel City vincente creato dal magico duo Mercier-Allison. Un segreto del suo successo? Probabilmente quel carattere tranquillo e il divertimento autentico per "quel" calcio là. Olio canforato, palloni duri come il marmo, la classica birra tutti assieme al pub con tutti i compagni e, talvolta, con Joe e Malcolm a scherzare e a ridere: nella sua bella autobiografia "Maine Man: The Tony Book Story" scritta col bravissimo giornalista David Clayton, il grande capitano di quel City racconta del suo rapporto, davvero speciale, con Mike Buzz Summerbee. "Era una sfida infinita negli allenamenti fra noi due" ricorda nel libro "io e lui ci conoscevamo già prima di ritrovarci a Manchester. Mike era proprio l'ideale per me come ala, allenarsi duramente con lui voleva dire essere pronto per qualunque altro avversario in partita!". Come il grande George Best che, nei vari derbies di Manchester giocati contro Tony, mai riuscì ad irriderlo con le sue consuete finte o con i suoi atteggiamenti volutamente spocchiosi da primadonna. Tony, dicono i vecchi tifosi dell'una e dell'altra sponda mancuniana, non abboccava mai! Un titolo nazionale nel 1967/68, una FA Cup nel 1969, una coppa di Lega e una Coppa delle Coppe nel 1970, due Charity Shields nel 1968 e nel 1972: nell'epopea del City vincente di quegli anni gloriosi, Tony è fotografato mentre alza la coppa in mezzo ai suoi fantastici compagni d'avventura: a 74 anni è ora un'icona vivente della società, legatissimo a noi tifosi e al City di oggi. Quando alzeremo di nuovo qualche trofeo - presto, amici, molto più presto di quanto pensano i nostri irriducibili e invidiosi nemici! - ci ricorderemo sempre di te, caro Maine Man!

 

 

 

di Renato Tubere, http://italianbluemoon.blogspot.com

 
"When football was football and footballers were men..."
 

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