Gary Sprake, portiere gallese (di nascita e di maglia nazionale) fu l'estremo
difensore per 12 anni del famoso e vittorioso "Dirty Leeds" dei 60s e
primi 70s allenato da Don Revie. Quella squadra, che raccolse meno di
ciò che avrebbe potuto pur vincendo campionato, coppa delle fiere
(attuale uefa), coppa delle coppe, FAC, tanti secondi posti, una FAC
final persa con gli underdogs del Sunderland allora in 2nd division,
una finale di coppa campioni nel 75 persa contro il Bayern soprattutto
grazie ad un arbitraggio folle che negò due rigori enormi e annullò un
goal regolarissimo (anche se in quest'ultima occasione il manager non
era già più Revie ma l'ex leggenda del Blackpool dei 60s Jimmy
Armfield). Adesso ha 63 anni, è sopravvissuto già a due operazioni di
un certo spessore e continua ad essere chiamato alle cene di ex
giocatori ed alle riunioni dei tifosi. Per qualcuno è stato uno dei più
grandi portieri che abbiano calcato i sacri terreni britannici a
cavallo tra i primi 60s e i 70s però, come spesso accade, viene
ricordato più per una serie di errori (non più di 7 o 8) che costarono
la posta in palio al Leeds. Eppure per tanti addetti ai lavori, dal suo
allenatore Revie a Clough, da Shankly al suo capitano Bremner, fu una
pedina fondamentale nei successi dei bianchi del Yorkshire, qualcuno
addirittura lo vedeva come secondo solo a Banks. Di Banks il buon
Sprake aveva un'ammirazione totale, lessi tempo fa in un'intervista che
invidiava il n. 1 inglese perchè qualsiasi cosa facesse tra i pali gli
riusciva con una naturalezza ed una semplicità che facevano sembrare
anche la più difficile delle parate come un qualcosa di ordinario.
Al
Leeds restò dal 1962 fino al 1972, il suo esordio lo fece a Southampton
allora 16enne, quando fu convocato all'ultimo minuto per sostituire il
portiere titolare infortunatosi poche ore prima dell'incontro. Volò da
Leeds verso la costa sud su un Piper a due posti, vomitando per tutto
il tragitto, imprecando per il terrore del battesimo dell'aria, con
indosso la divisa e sopra la tuta. Fu determinante nella conquista
della fairs cup (uefa) e della FAC del 65, stabilì vari records di
imbattibilità eppure alcune sue indecisioni o papere (come già detto
non più di 7 o 8) bastarono per farlo ricordare più per questi errori
che per anni di grandi parate. Sarà che le indecisioni corrisposero
alla storica eliminazione dalla FAC ad opera del Colchester (allora in
4th division) in uno dei più classici giantkillings o alla finale persa
con il chelsea nel 70. Ma il soprannome di careless hands (mani
disattente, mani distratte) gli fu affibbiato ad Anfield Road nel 67.
Giornata fredda, nevischio, Reds già sull'1-0, Terry Cooper passa palla
indietro, Sprake la raccoglie, la porta al petto, quindi in uno dei
gesti più ovvi per un portiere, opta per un rinvio con le mani. E qui
accade il fattaccio; la palla bagnata scivola via dal palmo della mano
mentre questa sta per staccarsi dalla stessa, parte all'indietro, sopra
alla spalla e si infila in porta...Nell'intervallo l'addetto agli
altoparlanti di Anfield, cinico quanto dotato di sense of humour, tra
le varie canzoni che solitamente intrattenevano la folla mise "Careless
hands" di Des O'Connor allora nella top 10 inglese, dedicandola a Gary
Sprake...
La rivincita Sprake ed il Leeds la ebbero l'anno
successivo, quando, proprio ad Anfield vinsero il campionato, furono
applauditi dalla Kop che a Sprake dedicò l'applauso più lungo (con il
classico senso di sportività che ha sempre contraddistinto i Kopites) e
tutti furono concordi che se quel giorno la rete del Leeds restò
inviolata il merito fu soprattutto del portiere gallese.
In fondo, se
fosse stato così disastroso come qualcuno sosteneva, non penso che tanti
clubs si sarebbero disputati il suo cartellino appena si seppe che
avrebbe lasciato Elland Road. La spuntò il Birmingham City, che pagò
Sprake ben 100,000 pounds, cifra allora da record a livello mondiale
per un portiere.
Scritto da Lord Sinclair (Gianluca O.)
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